SMART WORKING


Non c'è dubbio che nel nostro paese sta lentamente prendendo piede questa nuova ondata di "lavoro intelligente". Tutti guardano meravigliati alla possibilità di lavorare comodamente da casa ed è fuori da ogni dubbio che, in questo periodo critico di pandemia, si dovrebbe cercare di ricorrere per quanto più possibile a questa nuova formula di lavoro che offre moltissime nuove possibilità non solo alle aziende, ma anche ai dipendenti.

Ignorando il semplicistico non doversi più recare fisicamente in ufficio, lo smart working offre al lavoratore una flessibilità non indifferente. Non essendo vincolato forzatamente ad una scrivania, la persona è soggetta a minore stress ed affrontare il lavoro con maggiore tranquillità, parcellizzando maggiormente i compiti e, paradossalmente. Naturalmente questo beneficio si ripercuote sul benessere psicofisico del lavoratore il quale, non percependo più il lavoro come "gabbia" è in grado di produrre risultati maggiori e migliori rispetto che svolgendo gli stessi compiti all'interno di un ufficio, i livelli di stress sono ridotti e si percepisce diversamente il budget temporale annuale, portando lo smart worker a prendere ferie differenziate rispetto che ai suoi colleghi in ufficio. Ad esempio, si è visto come la maggior parte di chi assume questa forma di lavoro è propenso a spendere le proprie ferie in periodi considerati come "non idonei", come i mesi di febbraio e novembre, invece che i classici mesi estivi quali luglio e agosto. Ciò comporta anche vantaggi per l'azienda, della quale parleremo nella parte seguente. Rimanendo sempre in tema lavoratore, si è visto anche come i suoi rapporti interpersonali con famiglia ed amici siano rinsaldati ed in un certo senso meno frustrati e frustranti: con una flessibilità assoluta del tempo di lavoro, è possibile dedicare il giusto tempo a ciascun ambito della propria vita, incastrando perfettamente ciascun tassello.


Per quanto riguarda le aziende, invece, implementare lo smart working può portare diversi vantaggi diretti ed indiretti. Anzitutto, come già detto in precedenza, la produttività del dipendente in smart working è qualitativamente migliore rispetto a quella di un dipendente che lavora in sede, inoltre non si è soggetti alla "lite" per le vacanze nel lungo periodo: non sentendo il bisogno di dover staccare a causa dello stress, è possibile gestire un team che, potenzialmente, non va mai sotto organico. Oltretutto, risulta in un minor costo in termini di risorse dal momento che i costi accessori sono ridotti al minimo; banalmente, non bisogna più preoccuparsi dell'uso di corrente elettrica determinato dall'utilizzo delle apparecchiature in ufficio.

Posto così, lo smart working sembra essere la formula definitiva di lavoro, ma insieme ai lati positivi vengono anche quelli negativi. Il principale problema riguarda proprio il rapporto tra dipendente e lavoro. Se non gestito bene da parte di entrambe le parti, si rischia che la vita lavorativa e la vita privata si mischino irrimediabilmente a causa della mancata alternanza di ambienti, dando al dipendente la sensazione di "non staccare mai", ma non solo. Questa "monolocalizzazione" porta anche ad un possibile  processo di alienazione ed il conseguente deterioramento dei rapporti familiari. Il lavoratore, inoltre, rischia di interagire meno con il team, portando a ritardi e consegne errate.

Per aziende e datori di lavoro, invece, esistono altre problematiche. Oltre la problematica dello sconfinare nella vita privata del lavoratore, esiste anche la perdita di controllo dei propri dipendenti, cui si aggiunge anche la problematica dell'alimentazione dovuta alla mescolanza degli ambienti, facendo percepire la propria attività come un "non lavoro", rischiando di trascurare i propri affari. 

Naturalmente esistono molte tattiche per evitare le trappole e le insidie, come l'utilizzo di telefoni ed apparecchi aziendali, lo stabilire obiettivi giornalieri e settimanali ed alternare il lavoro in sede con lo smart working. 

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