
Le biotecnologie sono una delle industrie del domani. Ogni giorno, vengono compiuti passi in avanti sempre più consistenti nel campo degli arti prostetici ed oggi è possibile ammirare protesi meccaniche capaci di emulare in maniera estremamente efficace non solo le funzioni ma anche i movimenti dell'arto preso in questione. Come per moltissimi altri campi, anche in questo ambito l'Europa sta cercando di fornire il proprio contributo alla ricerca ed allo sviluppo di arti artificiali che siano quanto più "umani" possibile. Risale al 2014 il primo nonché più importante passo in avanti, che si concretizzò con il prototipo dell'arto NEBIAS, capace di rimandare sensazioni da una mano artificiale al cervello. Questa interfaccia era in grado di collegare il sistema nervoso del paziente ai sensori artificiali incorporati nella protesi, permettendo all'utente di controllare complessi movimenti della mano e delle dita. Il progetto a lungo venne segnato come il più avanzato in assoluto finché, un anno dopo, la DARPA ha presentato un progetto capace una protesi di mano che trasmette diverse sensazioni di pressione attraverso le vie nervose nel midollo spinale. Gli scienziati che hanno creato questo nuovo dispositivo parlano di un senso del tatto “quasi naturale”. Come si legge nella sezione dedicata al CORDIS sul sito dell'Unione Europea: <<La mano prostetica è stata testata su un uomo di 28 anni paralizzato da oltre dieci anni in seguito a una lesione del midollo spinale, per vedere se era possibile aiutarlo a sentire di nuovo sensazioni fisiche. Gli scienziati del Laboratorio di fisica applicata (APL), dell’Università Johns Hopkins, hanno collegato la protesi al cervello del paziente e poi lo hanno bendato. Hanno poi premuto diverse dita della mano artificiale per vedere se il volontario riusciva a sentire qualcosa. DARPA riferisce che quando indossava la mano prostetica il paziente non solo era in grado di “sentire” quando la mano veniva toccata, ma anche di distinguere con precisione quale dito veniva toccato. “A un certo punto, invece di premere un dito, il team ha deciso di premerne due senza dire niente al paziente. Ha risposto scherzando se stavano cercando di imbrogliarlo. È a questo punto che abbiamo capito che le sensazioni che percepiva mediante la mano robotica erano quasi naturali,” ha detto Sanchez.>> Non è tuttavia l'unica innovazione nel campo degli arti artificiali, ad essi si aggiunse nel 2019 anche il MIT (Massachussets Institute of Technology) con un piede artificiale versatile in grado di adattarsi a qualsiasi persona grazie alla personalizzazione totale del piede, sia nella grandezza che nella rigidità delle sue parti, capaci di sostenere qualsiasi fisico. Il piede realizzato in questo modo è estremamente robusto, tanto che può essere utilizzato anche senza scarpe. Il vantaggio è che si tratta di una protesi a basso costo e che asseconda i movimenti dalla caviglia artificiale invece che dal piede. Il MIT ha chiesto aiuto anche all'azienda italiana Vibram, specializzata nella realizzazione di suole per calzature speciali. Compito dell'azienda è stato quello di progettare una copertura maggiormente realistica per la protesi e che sia in grado di donarle anche una maggiore trazione sulle superfici scivolose.