
Da diversi anni a questa parte, nel nostro bel paese, ci si lamenta della fuga dei giovani. Un problema prevalentemente nostrano e di pochi altri paesi all'interno dell'Unione Europea che va man mano depauperando il nostro territorio di opportunità di crescita economica.
Di questo problema si comincia a parlare da metà del secolo scorso, quando si comincia a rafforzare il concetto di "Europa" e di "Mercato unico", iniziando così un'ampia migrazione dapprima verso le aree più industrializzate del paese, prevalentemente verso il nord italia e successivamente verso Germania, Inghilterra e Francia.
Negli anni si è a lungo tentato di arginare questa fuga, con leggi che aiutassero la creazione di imprese attraverso prestiti agevolati, aiuti statali e defiscalizzazione, ma solo 2000 abbiamo avuto il primo disegno di legge mirato esclusivamente all'imprenditoria giovanile: il decreto legislativo n. 185/2000. Obiettivo di questa stesura è stato quello di incentivare la costituzione di aziende che potessero portare innovazione in ciascun settore e la formazione di una classe dirigente aggiornata riguardo gli ultimi sviluppi sia economici che tecnologici, invogliando una modernizzazione del nostro modo di vedere e fare impresa. Ad accedere a questi finanziamenti erano: "[...] i progetti relativi alla produzione di beni nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato o dell'industria ovvero relativi alla fornitura di servizi a favore delle imprese appartenenti a qualsiasi settore".
Dal 2015, questa legislazione è stata rivista e modernizzata attraverso il decreto dell'8 luglio 2015 n. 140, che ha modificato alcuni dettagli legati all'accesso a questi finanziamenti a tasso agevolato. L'accesso a questi finanziamenti è possibile solo per privati cittadini che intendono formare un'impresa od imprese fondate da non più di 12 mesi ed esiste un tetto massimo di 1,5 milioni di euro, quest'ultimo tuttavia può essere superato in alcuni casi, in special modo riguardanti: "la filiera turistico-culturale (intesa come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi)" e: "l’innovazione sociale (intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative)".
L'innovazione principale è, tuttavia, l'abolizione del vincolo riguardo le aree svantaggiate; prima del 2015, a questi finanziamenti potevano accedervi solo ed esclusivamente aziende che costituivano la propria ragione sociale in aree definite come "Svantaggiate", ossia territori che vengono considerati come critici per motivi: di spopolamento (la grande fuga verso le città), ambientali (collegamenti difficili o impossibili a causa di territori impervi) o che rientrano nel patrimonio (forestale, storico o artistico) da conservare. Venendo meno questa postilla è diventato possibile per tutti accedere ai finanziamenti, invogliando un maggior numero di giovani a dar voce e forza alle proprie idee.
Questo prestito va a coprire quelle che sono tutte le spese legate all'apertura di un'impresa fra cui, ma non solo, corsi di aggiornamento, installazione di macchinari ed impianti, acquisto fabbricati e relative ristrutturazioni. In sintesi, la copertura è totale ed il rientro del capitale non pesa eccessivamente sui bilanci dell'attività, la quale viene messa in condizione di cominciare fin da subito a produrre beni di consumo o servizi per il territorio.
Ma chi può accedere a questi finanziamenti? In teoria, ragazzi dell'età compresa fra i 18 ed i 35 anni che rispettino le clausole indicate dalla legge e dalle successive modifiche (che possono essere consultate sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico), un'eccezione è Resto al Sud permette di accedere ai finanziamenti fino a 46 anni, ma in pratica, attraverso questa rettifica, è stato compiuto un passo ulteriore per colmare il gap di genere, evidenziato delle tanto famigerate "Quote rosa" la cui introduzione ha avviato un processo di abbattimento di quello che viene definito come "Soffitto di vetro". Nella fatispecie, la legislazione del 2015 apre la possibilità alle donne di dare inizio ad un'attività senza tenere conto dell'età. Sebbene non sia il punto di arrivo per colmare questo solco, è senza ombra di dubbio una spinta positiva e propositiva che ha l'intento di aggiungere un tassello ad una realtà di emancipazione molto variegata, della quale si tratterà in un altro articolo.